Gestire il verde oggi tra scienza responsabilità e futuro.

La gestione del verde, urbano e forestale, è una sfida sempre più complessa, che richiede competenze scientifiche, visione a lungo termine e una profonda conoscenza degli ecosistemi. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dagli eventi estremi e da una crescente pressione sui territori, il ruolo del dottore forestale diventa centrale nelle scelte che riguardano sicurezza, sostenibilità e pianificazione.

Abbiamo intervistato il dott. forestale Massimiliano Hajny per approfondire il percorso che lo ha portato a questa professione, le sue esperienze di ricerca e di lavoro sul campo, e il contributo che oggi la figura del forestale può offrire nella gestione del verde pubblico, dei boschi e delle alberature urbane. Un racconto che unisce ricerca scientifica, pratica professionale e visione culturale del rapporto tra uomo e natura.

Dall’uso di strumenti avanzati per la valutazione della stabilità degli alberi alla pianificazione forestale sostenibile, dall’importanza della biodiversità alla necessità di educare cittadini e amministrazioni, l’intervista che segue offre uno sguardo lucido e concreto su ciò che significa prendersi cura del verde in modo responsabile.

Presentazione e percorso personale

D
Può raccontarci come è nata la sua passione per le foreste e il verde?
R
È nata quasi per caso, volevo studiare odontoiatria, invece un giorno, dopo la maturità, ho seguito un amico che andava a Viterbo a iscriversi a scienze forestali. Mi si sono aperti gli occhi su un mondo che conoscevo poco, e in un attimo ho capito che sarebbe stato il mio mondo.
D
Qual è stato il percorso di studi e di esperienze che l’ha portata a diventare dottore forestale?
R
Dopo la maturità scientifica ho conseguito la Laurea in Scienze Forestali e Ambientali. Sempre all’Università della Tuscia ho conseguito il Dottorato di Ricerca in Ecologia Forestale, e poi ho vinto un assegno di ricerca che mi ha portato ad Arezzo al CREA Centro di ricerca Foreste e Legno per fare il Ricercatore per 6 anni. Dopo il superamento dell’Esame di Stato mi sono iscritto all’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Arezzo e ho cominciato la Libera Professione come dottore forestale.
D
C’è un progetto o un intervento che ricorda con particolare soddisfazione?
R
Citerei sicuramente il Progetto FORECAST, promosso e finanziato dalla UE, che ho seguito durante il dottorato di ricerca. Mi ha portato in giro in tantissimi paesi europei, a fare campionamenti di biomassa per studiare l’accumulo di CO2 nel legno delle diverse specie arboree, nell’ottica di trovare le specie che meglio potessero contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Ruolo e competenze

D
In cosa consiste, concretamente, il lavoro di un dottore forestale nella gestione del verde urbano e rurale?
R
Nel dare un contributo scientifico e professionale alle scelte di gestione del verde, sia a singoli privati per un albero in giardino, che a Enti come Consorzi di Bonifica e/o Comuni nella gestione del verde pubblico, che a ditte boschive che devono intraprendere il taglio di un lotto boschivo.
D
Quali sono le principali differenze tra il lavoro in ambito urbano e quello in ambito forestale?
R
In ambito urbano il lavoro di un dottore forestale è focalizzato sulla stabilità e la salute delle piante, con valutazioni visive e strumentali di singoli individui per stimare la loro propensione al cedimento. In ambito forestale invece il nostro compito è studiare i singoli boschi, valutarne lo stato, ed individuare il più corretto e sostenibile intervento di gestione, per esempio pianificando piani di taglio decennali che consentano di coniugare necessità economiche della proprietà con aspetti ambientali nel rispetto dei diversi servizi ecosistemici forniti dai boschi.
D
Quali strumenti e metodologie moderne utilizza più frequentemente (droni, software GIS, VTA, ecc.)?
R
Lavoro quotidianamente con Software GIS, sia sul pc dello studio che con i palmari in campo, per la pianificazione degli interventi, la geolocalizzazione di singole piante e/o superfici, e la realizzazione di cartografia tematica. In ambito di gestione del verde urbano utilizzo strumentazioni come dendrodensimetri (Resistograph) e tomografi (Arbotom) per valutare la parte interna di fusti, branche e apparato radicale nella valutazione di stabilità (VTA) di singoli individui arborei.

Ambiente e sostenibilità

D
Secondo la sua esperienza, qual è oggi la maggiore minaccia per i nostri boschi e le nostre foreste?
R
Senza dubbio i cambiamenti climatici in corso. Con un doppio effetto. L’aumento delle temperature medie, dei periodi di siccità estiva ed in generale il clima che sta cambiando, portando diverse specie a fasi di stress elevato, a trovarsi al limite del loro range di sopravvivenza e quindi del loro areale di distribuzione. Specie come i cedri, che fino a pochi decenni fa vegetavano benissimo ad Arezzo, ora stanno disseccandosi uno dopo l’altro. Il secondo aspetto è dato dall’aumento di frequenza di eventi climatici estremi, con danni estesi a vasti areali forestali (p.es. la tempesta VAIA del 2018, con stime di 17 Milioni di alberi abbattuti in una notte, 42.000 ettari di foreste rase al suolo in 3 Regioni) ma anche a singoli individui vegetanti nelle nostre città.
D
In che modo il cambiamento climatico sta incidendo sulla gestione delle aree verdi e forestali?
R
Il dover fare i conti con i cambiamenti climatici sta indirizzando la gestione forestale da una parte verso concetti di gestione sostenibile, dall’altro verso la necessità di promuovere ed indirizzare la creazione di boschi misti, con maggiore resilienza e capacità di adattarsi ai mutamenti delle condizioni ecologiche.
D
Quanto è importante la biodiversità per la salute degli ecosistemi e quali sono le specie più a rischio?
R
È comunemente noto che all’aumento della biodiversità è collegato un ecosistema più stabile e quindi più in salute. Nello specifico degli ambienti forestali, una maggiore biodiversità di specie arboree comporta maggiori possibilità nel contrasto a malattie o attacchi di insetti. L’epidemia di Bostrico che sta decimando l’Abete rosso in diverse vallate alpine (fortemente correlata ai danni e allo stress causati dalla tempesta Vaia), sta indirizzando la gestione forestale delle Comunità montane da boschi monospecifici a rimboschimenti misti sia con diverse conifere che con boschi misti conifere/latifoglie.

Educazione e sensibilizzazione

D
Quanto conta l’educazione ambientale nella prevenzione dei problemi legati al verde?
R
L’educazione ambientale, così come qualsiasi altro tipo di educazione, porta ad avere persone con maggiori conoscenze, e quindi di riflesso maggiori capacità nel riconoscere problematiche legate al verde, con la possibilità di segnalarle. L’altro lato della medaglia è però il rischio che le stesse persone si sentano direttamente in grado di risolverli da soli i problemi, facendo danni maggiori del problema stesso.
D
C’è un consiglio pratico che darebbe ai cittadini per prendersi cura degli alberi e delle aree verdi?
R
In una società indirizzata verso cittadini che pensano sempre più di sapere e dovere fare tutto, il consiglio è di affidarsi agli esperti per la cura degli alberi. Anni di studi scientifici e di esperienza pratica permettono di valutare le problematiche da diversi punti di vista avendo a disposizione una vasta gamma di soluzioni possibili al problema. Essere in grado di coltivare gerani in terrazzo oppure ricordarsi di “come faceva il nonno” non vuol dire essere in grado di valutare la propensione al cedimento di un albero.
D
Come possono i comuni e le scuole collaborare con i dottori forestali per creare una cultura del verde?
R
L’educazione nelle scuole è un aspetto fondamentale. Io sono stato chiamato più volte a tenere corsi e presentazioni a ragazzi/e delle scuole di Arezzo sui cambiamenti climatici e i loro effetti sulla nostra vita. Avere nuove generazioni consapevoli delle problematiche climatiche a cui andiamo incontro in futuro sarebbe già molto importante. I Comuni devono finalmente capire che il patrimonio arboreo urbano va monitorato, le piante vanno tutte censite, se necessario vanno fatte perizie di indagine fitostatiche, il tutto per limitare al massimo i rischi per cose e persone che frequentano le nostre città.

Prospettive future

D
Quali innovazioni tecnologiche o metodologiche potranno rivoluzionare la gestione del verde nei prossimi anni?
R
Nella gestione del verde urbano da parte dei Comuni diventa sempre più importante avere sotto controllo la situazione del proprio patrimonio arboreo. Software gestionali di censimento, che comprendano oltre ai parametri identificativi della pianta anche il suo stato di salute, stabilità e interventi subiti, permettono una pianificazione a lungo termine sia degli interventi di manutenzione come potature periodiche, sia di quelli di monitoraggio strumentale. È un approccio metodologico innovativo che da una parte porta a risparmi economici evitando interventi inutili, permette interventi mirati sul singolo individuo specifici per le sue necessità, e permette inoltre una programmazione anche a livello di bilanci comunali nell’assegnazione preventiva delle risorse.
D
Cosa si augura per il futuro delle città italiane in termini di verde urbano e alberature?
R
Auspico innanzi tutto una maggiore pianificazione. Il verde, soprattutto a livello arboreo, avrà sempre più importanza nel contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Ma le piante vanno messe nei punti giusti, dando loro il necessario spazio sia come chiome che come apparato radicale, monitorandone il loro stato di salute, e sostituendole periodicamente quando le loro dimensioni rendono impossibile una corretta gestione in ambito urbano. In Nord Europa le alberature urbane vengono periodicamente sostituite (con cicli di 20-25 anni), si evitano danni a cose e persone, e la popolazione, se debitamente informata sulle motivazioni scientifiche e pianificatorie dietro a determinate scelte, accetta senza problemi questo tipo di gestione.
D
Qual è il sogno professionale che vorrebbe realizzare?
R
È un sogno che deriva dalle diverse esperienze sia lavorative che personali che ho avuto in diversi paesi africani. Vorrei prendere in gestione una struttura turistica che comprenda un vasto ambiente di savana/foresta e gestirla in modo sostenibile, utilizzandola per far conoscere a più persone possibili tali ambienti, i loro ecosistemi e gli animali che li abitano...ma prima dovrò andare in pensione!!

Le parole del dott. Hajny restituiscono con chiarezza un messaggio fondamentale.

Il verde non può più essere gestito in modo episodico o emergenziale. Serve pianificazione, conoscenza e una visione che tenga insieme sicurezza, ambiente ed esigenze sociali.

Come magazine, crediamo che dare spazio a professionisti del settore significhi contribuire alla costruzione di una cultura del verde più matura e consapevole. Una cultura capace di guidare le scelte delle pubbliche amministrazioni, informare i cittadini e valorizzare il ruolo di chi opera ogni giorno per tutelare il patrimonio arboreo.

Raccontare queste esperienze non è solo informazione, ma un investimento sul futuro dei nostri territori. Perché il verde, se gestito con competenza e responsabilità, è una risorsa fondamentale per la qualità della vita delle generazioni presenti e di quelle che verranno.

Data Pubblicazione 03/02/2026.

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