Il salice che resiste. Dalla Patagonia un progetto per restituire vita ai fiumi.

Lungo i corsi d’acqua della Patagonia argentina sopravvive un albero che custodisce una parte importante della storia naturale e culturale del territorio: il salice criollo (Salix humboldtiana). La progressiva riduzione delle sue popolazioni, la trasformazione degli ambienti fluviali e la diffusione di specie introdotte ne minacciano la presenza.
Per contrastare questo processo, nel 2026 è nata Sauce Nativo, un’iniziativa che unisce ricerca, conservazione genetica, propagazione e partecipazione delle comunità locali. Attraverso il contributo diretto dell’associazione, raccontiamo le caratteristiche di questa specie, le ragioni della sua vulnerabilità e gli interventi avviati per riportarla lungo le rive dei fiumi argentini.
1. Chi siamo: come nasce l’Associazione Sauce Nativo e quali sono i suoi obiettivi
Sauce Nativo è un’iniziativa civica nata all’inizio del 2026 per promuovere la salvaguardia e il recupero del salice criollo, o salice autoctono (Salix humboldtiana), una specie originaria della Patagonia settentrionale argentina che si trova attualmente in una situazione di vulnerabilità ambientale.
Noi che facciamo parte di Sauce Nativo costituiamo un’équipe tecnica interdisciplinare, composta da professionisti con una lunga esperienza e competenze specialistiche. Il nostro approccio integrato si traduce nella realizzazione di azioni concrete, capaci di produrre un impatto reale sul territorio.
Più conosciamo questa specie così particolare e unica, più suscita in noi fascino, rispetto e affetto. È questo sentimento a spingerci a proporre, pianificare e realizzare interventi per favorirne la salvaguardia e il recupero, oltre a far conoscere alla comunità la sua esistenza e la sua condizione di vulnerabilità, mettendone in risalto il valore ambientale, culturale e identitario.
Cerchiamo inoltre di produrre conoscenze scientifiche e di coordinare iniziative con le istituzioni e la comunità, integrando le competenze tecniche con la partecipazione dei cittadini attraverso una chiara strategia di comunicazione sociale. Riteniamo che la collaborazione tra enti pubblici e privati, università, istituzioni, organizzazioni e cittadinanza sia fondamentale per promuovere processi di rigenerazione ambientale duraturi.
Il nostro progetto si articola in tre principali linee d’azione:
1. Salvaguardia genetica degli esemplari esistenti, attraverso l’individuazione degli alberi ancora presenti nel loro ambiente naturale e portatori delle caratteristiche originarie della specie.
2. Propagazione in vivaio del materiale raccolto e analizzato, con l’obiettivo di produrre nuovi esemplari e ripristinare la presenza del salice criollo nel paesaggio.
3. Interventi concreti sul territorio a partire dai nuovi esemplari propagati, dando priorità alla rigenerazione delle aree prossime al fiume e degli ambienti in cui questa specie cresceva storicamente.
2. Perché il Salix humboldtiana è una specie in una situazione di vulnerabilità ambientale
Oggi il salice criollo è una specie sconosciuta persino agli abitanti delle valli irrigue della Patagonia settentrionale argentina. Molte persone che vivono nei paesi e nelle città di queste valli non sanno che esiste questo salice autoctono. A ciò si aggiunge la confusione riguardo ad altre specie arboree presenti da decenni negli ambienti ripariali e considerate autoctone, quando in realtà non lo sono. È il caso del pioppo, del tamerice, dell’eucalipto e dell’olivello, così come dei salici ibridi.
La situazione preoccupante è che la presenza del salice criollo nei paesaggi in cui cresceva storicamente si è ridotta in modo significativo. Nella maggior parte dei fiumi, le popolazioni naturali sono diminuite e, in molti casi, sopravvivono soltanto piccoli gruppi di alberi o esemplari isolati, molti dei quali sono in regressione.
Questa situazione di allarme ambientale è legata principalmente ai seguenti fattori:
1. Il prelievo incontrollato di esemplari nell’ultimo secolo. A partire dall’arrivo dei pionieri europei che popolarono i territori patagonici dal XVIII secolo e dalla crescita degli insediamenti umani lungo le rive dei fiumi, il legno del salice criollo fu ampiamente utilizzato. Un esempio è quello delle comunità insediate lungo il Río Negro: essendo l’unico albero disponibile, divenne una risorsa fondamentale per ottenere legna da ardere, fabbricare pali e utensili e costruire abitazioni e insediamenti.
2. La perdita di habitat, dovuta a:
• La regolazione dei fiumi attraverso sistemi di dighe, che modifica i periodi di piena e determina un regime idrologico diverso da quello in cui il salice si è evoluto e ha sviluppato la propria strategia riproduttiva.
• Lo sviluppo agro-zootecnico e produttivo e l’espansione urbana, che hanno modificato gli ambienti in cui la specie cresceva abitualmente.
• L’introduzione di specie arboree esotiche che competono per la stessa nicchia ecologica, come altri salici introdotti (Salix fragilis e i suoi ibridi), i pioppi (Populus spp.), gli olivelli (Elaeagnus angustifolia), gli eucalipti (Eucalyptus spp.) e i tamerici (Tamarix spp.). Oltre a competere per lo spazio, questi alberi possono compromettere l’integrità genetica del salice criollo: sono infatti comparsi ibridi che non corrispondono al genotipo originario e che presentano una componente genetica derivata dai salici introdotti.
In questo contesto, è importante sottolineare una delle caratteristiche più preziose della specie: la sua straordinaria capacità di resilienza e adattamento.
Nel corso del tempo, il Salix humboldtiana ha dimostrato una notevole capacità di persistere anche in condizioni avverse, accompagnando i cambiamenti del fiume e del paesaggio. La sua funzione ecologica di protezione naturale delle rive si manifesta in ogni nuovo germoglio che compare spontaneamente sui banchi di sabbia formati dal fiume durante le piene e le variazioni di portata. Lì, dove l’acqua e i sedimenti creano nuove superfici, iniziano a spuntare piccoli salici che annunciano l’avvio di un nuovo ciclo.
Questa rigenerazione costante ricorda anche la forza della natura e la sua capacità di rinnovarsi. Ogni giovane salice che nasce sulla riva del fiume esprime la capacità della specie di mantenersi in vita, adattarsi e continuare a far parte del paesaggio.
3. Rivalutazione del salice autoctono nelle sue dimensioni naturale, ecologica, storica e culturale
Il Salix humboldtiana appartiene alla famiglia delle Salicaceae, lo stesso gruppo botanico a cui appartengono tutti i salici e i pioppi. All’interno del genere Salix, che comprende circa 450 specie, è l’unico salice originario dell’America Latina. È una specie ancestrale: secondo il testo originale, il genere Salix risalirebbe a circa 30 milioni di anni fa, mentre la maggior parte dei salici non supererebbe i 5 milioni di anni.
Per riconoscere questa specie nel paesaggio, è utile osservare alcuni suoi tratti caratteristici. All’interno dell’équipe tecnica di Sauce Nativo diciamo che «sembra un albero uscito da un film di Tim Burton». È un riferimento alla sua sagoma irregolare e ai rami disordinati, simili a «bambini spettinati». Ha un tronco principale ben definito, dal quale si dipartono rami che si allargano lateralmente formando una chioma ampia. Un esemplare adulto può raggiungere un’altezza compresa tra 5 e 20 metri; negli alberi molto antichi, il tronco può superare il metro di diametro.
A differenza dei salici introdotti presenti nella Patagonia settentrionale, i suoi rami non sono lunghi e penduli, ma tendono a svilupparsi verso l’esterno e leggermente verso l’alto. Una delle caratteristiche più evidenti è la corteccia spessa, rugosa e profondamente fessurata. Con il passare degli anni, le fessure diventano più marcate e formano placche che percorrono verticalmente il tronco. Le foglie sono allungate e strette, leggermente ricurve (lievemente falcate) e con il margine appena seghettato. Misurano da pochi centimetri a oltre dieci centimetri di lunghezza, ma raramente superano il centimetro di larghezza. Sono di colore verde chiaro, con una tonalità «olivastra».
Per quanto riguarda la riproduzione, è una specie dioica, cioè presenta individui maschili e femminili. Alcuni alberi producono amenti maschili, mentre altri producono amenti femminili, dai quali si sviluppano successivamente i semi. I fiori sono gialli e disposti in infiorescenze compatte e pendule. Il frutto è una capsula marrone scuro contenente numerosi semi molto piccoli, avvolti in un pappo simile a una «lanugine», che ne favorisce la dispersione.
Nella regione della Patagonia settentrionale, il Salix humboldtiana perde le foglie durante l’inverno; nella stagione fredda è quindi facilmente riconoscibile per la sua chioma aperta e per la caratteristica consistenza della corteccia.
Quanto al suo ambiente naturale, è una specie strettamente legata agli ecosistemi fluviali. Per il suo rapporto ancestrale con i corsi d’acqua e il suo fabbisogno idrico, forma boschi ripariali o boschi a galleria, cioè comunità vegetali che accompagnano il corso dei fiumi e svolgono funzioni ecologiche fondamentali nell’ecosistema fluviale. Il suo ciclo vitale dipende dalla dinamica naturale dei fiumi e dai processi che si verificano lungo le loro sponde. In natura si insedia spesso su banchi di sabbia, isole fluviali e pianure alluvionali, dove il fiume deposita sedimenti e mantiene il suolo umido. È in questi luoghi che i semi possono germinare e dare origine a nuovi esemplari.
L’albero possiede inoltre un apparato radicale ampio, sviluppato sia in superficie sia in profondità, che gli conferisce una notevole resistenza alle colate detritiche e alle piene. Le radici si ancorano ai terreni sciolti e svolgono un ruolo importante nella stabilizzazione delle rive, contribuendo a ridurre i processi erosivi.
4. Distribuzione sul territorio e dimensione storica e culturale
In America Latina, la presenza del salice criollo accompagna i corsi d’acqua e si estende dal Messico centrale fino al 44º parallelo, nella Patagonia argentina. È presente in tutte le province argentine, ad eccezione di Santa Cruz e di Tierra del Fuego.
Più precisamente, nella Patagonia settentrionale la specie è presente nelle fitoregioni del Monte, della steppa e dello Espinal, ma non nella regione andina.
Sulla base dei dati raccolti dai ricercatori e delle nostre osservazioni, possiamo segnalare la presenza attuale di esemplari, in gruppi o isolati, nella provincia di Neuquén lungo i fiumi Limay, Neuquén, Agrio, Collón Curá e Curi Leuvú, nonché lungo la maggior parte dei corsi d’acqua al di fuori dell’area andina. Nella provincia di Río Negro si trovano individui e popolazioni frammentate lungo tutto il corso del Río Negro, dalla confluenza dei fiumi Limay e Neuquén fino alla foce nell’Oceano Atlantico. Si osservano inoltre popolazioni lungo il fiume Chubut, nell’omonima provincia.
Per quanto riguarda la dimensione storica e culturale, ricerche e testimonianze indicano che, molto prima dell’arrivo dei coloni europei, il Salix humboldtiana faceva già parte della vita quotidiana di diversi popoli originari del Sud America. Il suo legno veniva utilizzato per fabbricare armi — frecce, archi e lance — e altri oggetti d’uso quotidiano. Aveva anche impieghi medicinali, poiché la corteccia contiene acido salicilico, da cui derivano medicinali come l’aspirina. In alcuni casi, la corteccia e i rami erano inoltre impiegati nelle pratiche tradizionali legate all’artigianato e alla gestione delle risorse forestali.
Nelle diverse lingue indigene la specie ha ricevuto nomi specifici, tra cui «raiwe» o «reiwe» in mapuzungun, la lingua del popolo Mapuche; «treique» (scritto anche cheique, reique o treyque), secondo gruppi di popoli originari dell’attuale Cile e Argentina; «waik» nella lingua tehuelche; «yvirá pukú» in guaraní; e «wayaw» in quechua.
Con l’arrivo dei primi esploratori e coloni europei in Patagonia, il salice criollo divenne una delle risorse forestali più accessibili della regione. Nella zona del Río Negro era l’unico albero disponibile. Esistono documenti che attestano il suo utilizzo nell’area di Viedma e Carmen de Patagones: il legno veniva impiegato per costruire abitazioni, fabbricare mobili e utensili e produrre oggetti necessari alla vita quotidiana dei nuovi insediamenti.
5. Azioni sul territorio: campagna di piantumazione 2026
I ritmi biologici del Salix humboldtiana guidano la pianificazione annuale delle attività; per questo la stagione invernale rappresenta un momento particolarmente importante per realizzare progetti di piantumazione sul territorio.
Nell’inverno 2026, l’iniziativa di Sauce Nativo ha raggiunto tre province argentine, con interventi di piantumazione, ripristino ecologico ed educazione ambientale a Río Negro, Neuquén e nella parte meridionale della provincia di Buenos Aires.
La piantumazione degli esemplari è soltanto una parte di un processo molto più ampio. Per ripristinare un ecosistema è necessario conoscere la specie e gli ambienti in cui si interviene, verificarne la purezza genetica e selezionare il materiale vegetale, studiare le condizioni di ogni sito, definire le tecniche d’impianto più adeguate e monitorare successivamente gli esemplari messi a dimora. A ciò si aggiungono il coordinamento tra istituzioni e la progettazione e realizzazione degli interventi.
Río Negro: una campagna su scala provinciale
La stagione di piantumazione ha avuto nella provincia di Río Negro il suo intervento più esteso, con la Campagna provinciale di piantumazione di massa «¡Sé planta!», organizzata nell’ambito della Giornata nazionale dell’albero (29 agosto). L’iniziativa è stata il risultato di un importante lavoro preliminare di coordinamento istituzionale, che ha coinvolto enti pubblici e organizzazioni della società civile. Le attività si sono svolte in quattro località lungo il fiume Río Negro: General Fernández Oro, Choele Choel, Viedma e Fuerte San Javier.
È stata anche un’esperienza che ha permesso di integrare la dimensione ambientale con quella educativa e sociale: più di 450 studenti di diversi livelli scolastici hanno partecipato alle attività, che comprendevano momenti teorici e pratici di educazione ambientale basati sull’apprendimento legato al contesto locale. Molti bambini e bambine hanno raccontato di aver piantato un albero per la prima volta nella loro vita.
Neuquén: generare conoscenza attraverso la sperimentazione
Nella provincia di Neuquén, la stagione 2026 ha introdotto una nuova linea di lavoro a Campana Mahuida, in collaborazione con la Direzione provinciale delle Foreste, attraverso un impianto sperimentale di Salix humboldtiana. L’esperimento consentirà di continuare a raccogliere conoscenze sul comportamento della specie in diverse condizioni ambientali. Esperienze di questo tipo sono particolarmente preziose nelle strategie di ripristino ecologico: ogni prova permette di osservare, valutare e imparare, producendo dati che potranno orientare futuri interventi con la specie.
Buenos Aires: il salice criollo sulle rive del Río Negro
A Carmen de Patagones, nella provincia di Buenos Aires, abbiamo realizzato una piantumazione lungo la riva del Río Negro, presso il Club Náutico Piedra Buena, dando continuità a un intervento precedente realizzato nello stesso luogo alcuni anni fa. L’iniziativa ha permesso di mettere a dimora nuovi esemplari in un ambiente direttamente legato alla dinamica naturale della specie e di aggiungere un nuovo sito di intervento nel tratto inferiore del Río Negro. In questo modo, si è aggiunto un ulteriore tassello al ripristino della specie negli ambienti ripariali di cui storicamente faceva parte.
Data Pubblicazione 12/10/2026.




