CopenHill, quando il tetto di un impianto diventa paesaggio.
A Copenaghen un termovalorizzatore è stato trasformato anche in uno spazio urbano dedicato allo sport, al verde e alla vita all'aperto. CopenHill dimostra come persino una grande infrastruttura possa essere progettata cercando di restituire alla città una superficie fruibile.

Siamo abituati a immaginare gli impianti industriali come grandi strutture separate dalla vita quotidiana delle città. Edifici necessari, spesso imponenti, intorno ai quali difficilmente penseremmo di andare a passeggiare, correre o trascorrere il nostro tempo libero.
A Copenaghen hanno provato a cambiare completamente questa prospettiva.
CopenHill, conosciuto anche come Amager Bakke, è un termovalorizzatore sul cui tetto è stato realizzato un vero spazio ricreativo urbano.
Progettato dallo studio BIG – Bjarke Ingels Group, l'edificio combina infatti la funzione industriale dell'impianto con una superficie esterna pensata per essere vissuta dalle persone.
Il risultato è sorprendente.
Sul tetto si può sciare, camminare, correre e osservare Copenaghen dall'alto.
Una pista sintetica lunga circa 450 metri permette di praticare sci e snowboard anche in assenza di neve, mentre un percorso escursionistico attraversa la copertura fino alla sommità dell'edificio.
Ma osservando il progetto dal punto di vista del paesaggio emerge un aspetto ancora più interessante.
Il tetto non è stato concepito semplicemente come una superficie tecnica.
Lungo i percorsi trovano spazio vegetazione e aree verdi che contribuiscono a trasformare la copertura dell'impianto in un ambiente molto diverso dall'immagine tradizionale di una struttura industriale.
È un principio progettuale che merita attenzione: quando costruiamo una grande infrastruttura occupiamo inevitabilmente una porzione di territorio, ma possiamo domandarci se almeno una parte di quella superficie possa essere restituita alla fruizione delle persone.
CopenHill prova a dare una risposta concreta.
Una superficie che normalmente sarebbe rimasta inutilizzata diventa parte della città.
Il progetto ospita inoltre una parete di arrampicata di circa 85 metri, aree panoramiche e spazi nei quali fermarsi. Sport, socialità e paesaggio finiscono così per convivere sopra un'infrastruttura energetica ancora pienamente operativa.
Sotto questa particolare collina urbana continua infatti l'attività dell'impianto, che utilizza i rifiuti non riciclabili per produrre energia e calore destinati alla rete cittadina.
È importante però distinguere i due aspetti.
La presenza del verde non cancella l'impatto ambientale di un'infrastruttura e non trasforma automaticamente un impianto industriale in un progetto sostenibile. La sostenibilità deve essere valutata considerando l'intero ciclo di funzionamento, le emissioni, l'efficienza energetica e la gestione complessiva dei rifiuti.
Il valore paesaggistico di CopenHill sta soprattutto nell'aver provato a superare una separazione che spesso consideriamo inevitabile: quella tra infrastruttura e spazio pubblico.
Non nascondere necessariamente ciò che serve alla città, ma provare a integrarlo meglio nella città stessa.
È un concetto che può essere applicato anche a interventi molto meno spettacolari.
Coperture di edifici pubblici, parcheggi, strutture produttive e altre grandi superfici costruite possono diventare occasioni per introdurre vegetazione, creare percorsi, migliorare la fruibilità degli spazi e costruire nuove connessioni con il paesaggio circostante.
Naturalmente ogni progetto richiede valutazioni tecniche specifiche: portanza delle strutture, substrati, disponibilità idrica, esposizione, manutenzione e scelta delle specie devono essere considerati fin dall'inizio.
Il verde funziona davvero quando nasce insieme al progetto, non quando viene aggiunto alla fine soltanto per decorarlo.
Ed è forse questa la riflessione più interessante che arriva da Copenaghen.
Una città contemporanea ha bisogno di infrastrutture, ma può continuare a chiedersi come renderle più integrate, accessibili e capaci di restituire qualcosa al territorio che occupano.
CopenHill lo fa in maniera decisamente insolita: trasformando il tetto di un termovalorizzatore in una collina artificiale sulla quale le persone possono salire, camminare e persino sciare.
Perché anche dove costruiamo qualcosa di necessario possiamo provare a lasciare spazio al paesaggio, al verde e alle persone.
Data Pubblicazione 27/09/2026.

