Il vivaista di alta quota: coltivare alberi resistenti per le foreste del futuro.

Tra le montagne, a oltre mille metri di altitudine, lavora un vivaista che non produce alberi per i giardini ornamentali, ma per le foreste che verranno.
Il suo vivaio ospita specie rustiche, locali, selezionate per affrontare climi estremi, sbalzi termici, suoli poveri.
Una missione tra radici e resilienza
Ogni pianta che cresce qui è destinata a essere reimpiantata in aree degradate, pendii franosi o boschi danneggiati da tempeste.
“Non vendo alberi belli. Coltivo alberi forti” – spiega.
È un lavoro lento, dove conta la qualità, non la quantità.
Selezione genetica e tradizione
Raccoglie semi in boschi remoti, conserva linee autoctone, sperimenta tecniche di micorrizazione.
“Il mio obiettivo è creare alberi che possano resistere per cent’anni. Non sopravvivere un’estate.”
Un vivaio come laboratorio climatico
Tiene sotto osservazione ogni pianta: come cresce, come reagisce alla neve, al vento, alla siccità.
Compila schede, invia dati a ricercatori forestali.
“Le foreste del futuro si preparano oggi. In silenzio, vaso dopo vaso.”
Radicare la speranza in alta quota
Ogni volta che un camion parte per la riforestazione, lui lo accompagna con lo sguardo.
“È come affidare figli alla montagna.
So che cresceranno duri, nodosi, veri. Come devono essere.”
Perché riforestare non è solo piantare.
È saper scegliere il tempo giusto, il seme giusto, il luogo giusto.
Data Pubblicazione 20/05/2026.




