Nel panorama della gestione del verde urbano, la figura del dottore agronomo rappresenta oggi un punto di riferimento fondamentale per coniugare conoscenza tecnica, sicurezza e visione sostenibile. In questa intervista incontriamo Chiara Orifici, professionista attiva prevalentemente in Lombardia, che ci accompagna in un percorso fatto di esperienze sul campo, studio continuo e attenzione verso l’evoluzione delle città e dei loro alberi. Dalla passione nata tra montagne e pini domestici fino alle più moderne tecniche di analisi e gestione, emerge uno sguardo concreto, competente e profondamente consapevole su un settore in continua trasformazione.
Presentazione e percorso personale
D
Può raccontarci come è nata la sua passione per le foreste e il verde?
R
Andare in montagna nei fine settimana e le vacanze al mare circondata da pini domestici ha sicuramente dato le basi a quello che è diventato un forte interesse poi in Università.
D
Qual è stato il percorso di studi e di esperienze che l’ha portata a diventare dottore forestale?
R
Ho studiato scienze e tecnologie agrarie in triennale e ho completato il percorso universitario con la laurea magistrale in scienze agrarie con indirizzo tecnico economico. Ho poi fatto l'esame di stato per il titolo di Dottore agronomo.
D
C’è un progetto o un intervento che ricorda con particolare soddisfazione?
R
Qualche anno fa ho fatto parte di un team di colleghi composto da figure interdisciplinari per il restauro di un giardino romantico in una Fondazione in Emilia-Romagna. Ho apprezzato poter vedere l'evoluzione del lavoro, dalla progettazione fino al restauro del giardino. In particolare ho preso parte al censimento e alla valutazione di alcuni alberi storici seguendoli in un programma di cure pluriennale.
Ruolo e competenze
D
In cosa consiste, concretamente, il lavoro di un dottore forestale nella gestione del verde urbano e rurale?
R
Il lavoro del dottore agronomo e del dottore forestale può essere molto vasto, nello specifico in ambito urbano è frequente la richiesta di censimenti arborei, piani di gestione degli alberi, valutazioni di stabilità degli alberi (visive e/o strumentali), valutazioni del rischio connesso agli alberi, consulenze fitoiatriche.
D
Quali sono le principali differenze tra il lavoro in ambito urbano e quello in ambito forestale?
R
La gestione degli alberi in ambito urbano e ambito forestale varia. Questo perchè è molto differente il fine della gestione oltre che il contorno e quindi i rischi connessi.
D
Quali strumenti e metodologie moderne utilizza più frequentemente (droni, software GIS, VTA, ecc.)?
R
I software Gis sono molto utilizzati nell'ambito della gestione degli alberi in particolare mi capita spesso di utilizzarlo per la georeferenziazione dei soggetti arborei in esame.
Per la valutazione degli alberi qualora necessario a seguito di valutazione visiva, utilizzo strumenti di approfondimento in particolare per indagare lo stato dei tessuti legnosi (resistografo o tomografo sonico) oppure la tenuta dell'apprato radicale (prova di trazione). Inoltre faccio uno delle corde e dei rispettivi dpi per effettuare approfondimenti in quota mediante tecnica del tree-climbing.
Ambiente e sostenibilità
D
Secondo la sua esperienza, qual è oggi la maggiore minaccia per i nostri boschi e le nostre foreste?
R
Penso che i rischi connessi ad alcune monoculture saranno uno dei problemi da gestire in futuro in particolare dal punto di vista fitosanitario.
D
In che modo il cambiamento climatico sta incidendo sulla gestione delle aree verdi e forestali?
R
Negli ultimi anni l'aumento delle temperature in particolare l'effetto delle isole di calore in città è stato evidente su alcune specie arboree, in particolare mi viene da pensare alle diverse betulle disseccate a Milano. Sta quindi diventando necessaria la scelta a livello progettuale di specie in considerazione di questo oltre che accorgimenti gestionali in questa direzione.
D
Quanto è importante la biodiversità per la salute degli ecosistemi e quali sono le specie più a rischio?
R
Credo che specialmente in ambito urbano sia importante favorire al biodiversità. Nel caso specifico degli alberi, ambito in cui ho più esperienza, diversificare generi e specie rende più resistente il patrimonio arboreo in particolare dal punto di vista fitosanitario.
Educazione e sensibilizzazione
D
Quanto conta l’educazione ambientale nella prevenzione dei problemi legati al verde?
R
Molti dei problemi legati al verde derivano spesso dalla scarsa o poca conoscenza e sensibilità sulla materia. In riferimento agli alberi in ambiente urbano, ad esempio, credo che la conoscenza delle corrette pratiche permetterebbe di scegliere adeguati professionisti per gli interventi necessari e in questo modo sarebbe possibile evitare molto problematiche conseguenti a lavorazioni non corrette (o non necessarie).
D
C’è un consiglio pratico che darebbe ai cittadini per prendersi cura degli alberi e delle aree verdi?
R
Consiglierei di approfittare degli incontri - spesso gratuiti - che organizzano i Comuni o enti competenti in materia per sensibilizzare la popolazione. È sicuramente un' ottima base per iniziare ad approcciarsi a un ambito molto ampio. Da qui sarà più facile individuare le fonti necessarie per approfondimenti e i professionisti da coinvolgere in caso di necessità.
D
Come possono i comuni e le scuole collaborare con i dottori forestali per creare una cultura del verde?
R
Organizzando interventi su più tematiche legate al verde. Trovo inoltre utile quando i Comuni a seguito di interventi svolti sul territorio comunale coinvolgono i professionisti esterni incaricati per spiegare alla cittadinanza cosa è stato svolto.
Prospettive future
D
Quali innovazioni tecnologiche o metodologiche potranno rivoluzionare la gestione del verde nei prossimi anni?
R
L'intelligenza artificiale sicuramente avrà un ruolo chiave anche nell'ambito di lavoro dei dottori agronomi e forestali, mi auguro - così come per altri ambiti - che avremo le conoscenze adatte per poterla utilizzare traendone davvero vantaggi e riducendo il rischio di possibili effetti negativi, soprattutto per gli svolgerà questo lavoro tra qualche anno.
D
Cosa si augura per il futuro delle città italiane in termini di verde urbano e alberature?
R
Mi auguro che le buone pratiche si diffondano sempre di più e diventino priorità e necessità per tutti, dal privato cittadino all'amministrazione pubblica.
D
Qual è il sogno professionale che vorrebbe realizzare?
R
Consolidare il team di lavoro con il quale collaboro e poter fornire insieme servizi adattandosi alla necessità e richieste che probabilmente muteranno in futuro riuscendo a restare sempre al passo con la conoscenza e con le tecnologie che si svilupperanno. Desidero poi che questo gruppo di lavoro sia sempre in connessione con i colleghi oltre che con figure interdisciplinari per poter risolvere problemi con una prospettiva sempre di largo respiro.
Dalle sue parole emerge con chiarezza quanto la gestione del verde richieda oggi competenze trasversali, capacità di adattamento e una visione sempre più ampia, capace di integrare tecnica, ambiente e società. Tra cambiamenti climatici, nuove tecnologie e crescente necessità di sensibilizzazione, il ruolo dei professionisti del settore diventa sempre più centrale. Il futuro del verde urbano passa anche da qui: dalla collaborazione tra figure diverse, dalla diffusione delle buone pratiche e da una cultura condivisa che riconosca negli alberi non solo un elemento del paesaggio, ma una risorsa essenziale per la qualità della vita.
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