Nel percorso di chi sceglie di lavorare con il verde, spesso tutto nasce da un legame profondo costruito fin dall’infanzia. In questa intervista incontriamo Alessandro Discalzo, dottore agronomo con formazione nel paesaggio, che racconta una storia fatta di osservazione, curiosità e sensibilità verso il mondo delle piante. Dai balconi ricchi di fiori fino alle prime esperienze nell’orto, emerge un rapporto sincero con la natura, capace di trasformarsi nel tempo in un percorso di studio e in una visione professionale attenta alla qualità degli spazi verdi e al loro valore per la collettività.
Presentazione e percorso personale
D
Può raccontarci come è nata la sua passione per le foreste e il verde?
R
Ho sempre avuto un'inclinazione verso il mondo della natura e delle piante ma posso dire che la mia passione per il verde è nata durante l'infanzia: è stato tutto merito di mia mamma che teneva (e tiene ancora) sui balconi di casa numerose piante ornamentali, è stato questo a farmi appassionare alle piante, vedere e tenere piante e fiori di tutte le forme e i colori. Nello stesso periodo mia nonna materna (sebbene non fosse appassionata di piante) mi fece seminare nel suo orto in campagna numerose specie fiorite come astro, zinnie, belle di notte ecc., mi piaceva vedere come questi semi si trasformassero in piante e poi crescessero fino a fiorire. Mi ricordo anche che la vista di un albero abbattuto (soprattutto per futili motivi) mi ha sempre procurato un grande malessere.
D
Qual è stato il percorso di studi e di esperienze che l’ha portata a diventare dottore forestale?
R
Ho frequentato il liceo scientifico, poi ho preso una laurea in scienze e tecnologie agrarie, ho dunque completato gli studi con una magistrale interateneo in progettazione delle aree verdi e del paesaggio e poi ho preso l'abilitazione come architetto paesaggista.
D
C’è un progetto o un intervento che ricorda con particolare soddisfazione?
R
Sì il terzo anno della triennale abbiamo fatto un progetto di un'area verde pubblica presso il comune di Cavallermaggiore (CN) che aveva come tema le piante tintorie. Fu un progetto che piacque molto agli insegnanti.
Ruolo e competenze
D
In cosa consiste, concretamente, il lavoro di un dottore forestale nella gestione del verde urbano e rurale?
R
Il dottore agronomo si occupa di verificare lo stato di salute delle alberate cittadine e soprattutto il loro stato di sicurezza, attraverso appositi strumenti e analisi in presenza. A ciò si aggiunge una parte di lavoro in studio per l'analisi dei dati raccolti.
D
Quali sono le principali differenze tra il lavoro in ambito urbano e quello in ambito forestale?
R
Anche qui non saprei essendo dottore agronomo. Posso dire che sicuramente il lavoro in ambito urbano tiene in conto della sicurezza delle persone e dell'aspetto estetico percettivo delle opere a verde mentre quello forestale tiene conto della salvaguardia delle specie autoctone e degli ambienti naturali.
D
Quali strumenti e metodologie moderne utilizza più frequentemente (droni, software GIS, VTA, ecc.)?
R
Attualmente sono disoccupato, nelle mie esperienze lavorative precedenti ho sempre lavorato in ufficio.
Ambiente e sostenibilità
D
Secondo la sua esperienza, qual è oggi la maggiore minaccia per i nostri boschi e le nostre foreste?
R
I cambiamenti climatici sicuramente, basti pensare agli anni 2022 e 2023 che sono stati particolarmente avari di precipitazioni, condizione che ha causato una moria di Prunus avium (ciliegi selvatici) e di altre specie come le pteridofite (felci) nei boschi del Piemonte.
D
In che modo il cambiamento climatico sta incidendo sulla gestione delle aree verdi e forestali?
R
Parlo per le aree verdi: i cambiamenti climatici in atto implicano una migliore e più oculata gestione della risorsa idrica, con l'utilizzo di sistemi di irrigazione più efficienti e l'utilizzo di specie più tolleranti lo stress idrico. Inoltre l'aumento termico globale porta, soprattutto nelle città, ad impiegare specie più adatte al nuovo contesto urbano, che spesso non è quello del bosco naturale che si troverebbe in mancanza dell'agglomerato urbano.
D
Quanto è importante la biodiversità per la salute degli ecosistemi e quali sono le specie più a rischio?
R
È molto importante mantenere un'elevata biodiversità negli ecosistemi per aumentare la resistenza e la resilienza degli stessi all'attacco di eventuali patogeni o cambiamenti improvvisi delle condizioni ambientali.
Educazione e sensibilizzazione
D
Quanto conta l’educazione ambientale nella prevenzione dei problemi legati al verde?
R
Molto. Sensibilizzare i cittadini all'importanza delle aree verdi e dell'ambiente consente di limitarne i problemi e quindi i danni, anche dovuti al semplice vandalismo. Inoltre penso che una società consapevole in materia di ambiente e di verde garantisca un maggiore benessere ai cittadini che ne fanno parte.
D
C’è un consiglio pratico che darebbe ai cittadini per prendersi cura degli alberi e delle aree verdi?
R
Io direi: semplicemente non sporcate le aree verdi e non lasciate rifiuti, segnalate eventuali problemi e criticità ma soprattutto ascoltate e lasciate fare a esperti del settore.
D
Come possono i comuni e le scuole collaborare con i dottori forestali per creare una cultura del verde?
R
Istituendo negli asili e nelle scuole elementari e medie laboratori di giardinaggio od orticoltura e lezioni (soprattutto nelle realtà rurali) relative alle specie vegetali, animali e fungine autoctone delle loro zone con particolare attenzione a distinguere le specie velenose e quelle invasive.
Prospettive future
D
Quali innovazioni tecnologiche o metodologiche potranno rivoluzionare la gestione del verde nei prossimi anni?
R
Strumentazioni più accurate, nuovi metodi di analisi e migliori strategie difensive nella lotta alle invasive, ai fitofagi e alle malattie.
D
Cosa si augura per il futuro delle città italiane in termini di verde urbano e alberature?
R
La realizzazione di nuove aree verdi, il verde deve svilupparsi e diffondersi il più possibile nelle città! Soprattutto auspico un'implementazione delle aree verdi e delle alberature già esistenti e una migliore gestione delle stesse da parte parte dei comuni che dovrebbero sempre affidarsi a personale competente e, cosa più importante, avere una maggiore sensibilità e ascoltare le richieste/proteste dei cittadini.
D
Qual è il sogno professionale che vorrebbe realizzare?
R
Attualmente sono disoccupato da più di un anno: mi andrebbe bene qualunque tipo di lavoro, anche non nell'ambito del verde. Mi piacerebbe alternare il lavoro di progettista di giardini al lavoro da viviasta.
Le sue parole restituiscono un’immagine concreta e attuale di un settore che ha bisogno di consapevolezza, competenze e sensibilità diffusa. Tra cambiamenti climatici, gestione delle risorse e necessità di una maggiore educazione ambientale, il futuro del verde passa anche dalla capacità di coinvolgere cittadini, scuole e amministrazioni. In questo scenario, il ruolo dei professionisti diventa fondamentale, non solo nella gestione tecnica ma anche nella costruzione di una cultura condivisa. Una strada fatta di crescita, collaborazione e opportunità, dove la passione per il verde può ancora diventare un punto di partenza per costruire il proprio futuro.
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