Un arboricoltore nel cuore dell’Amazzonia: scalare alberi per salvare la biodiversità invisibile.

Si muove tra radure e fiumi, in una delle foreste più ricche e fragili del pianeta.
Il suo lavoro? Arrampicarsi sugli alberi dell’Amazzonia per studiarne la salute, la struttura, l’ecosistema nascosto tra le chiome.

Un mestiere sospeso tra cielo e foresta
Con corde, caschetto e moschettoni, raggiunge le cime degli alberi più alti del bacino amazzonico.
Lì dove vivono orchidee rare, uccelli sconosciuti, insetti ancora da classificare.
Ogni missione è una spedizione scientifica e al tempo stesso una sfida fisica.

Il monitoraggio tra le fronde
Dal suo punto d’osservazione raccoglie dati preziosi:
spessore delle foglie, presenza di malattie, capacità fotosintetiche, relazioni tra le specie.
“Le chiome sono l’ultimo piano della foresta. Ma è lì che tutto comincia” – spiega.

Salvare alberi per salvare mondi
Ogni albero che analizza diventa un indicatore.
Del cambiamento climatico, dell’impatto umano, della resilienza del sistema.
“Studiare la struttura di un singolo albero può aiutarci a capire come resiste una foresta intera.”

Una vita tra ricerca e conservazione
Collabora con istituti ambientali, università, ONG locali.
Addestra giovani ricercatori, partecipa alla mappatura dei grandi alberi e alla lotta contro la deforestazione illegale.
E ogni volta che scende da un albero, sa di aver toccato – letteralmente – la cima di un mondo da proteggere.

Perché ogni chioma, se salvata, è una speranza per il pianeta intero.

Data Pubblicazione 19/09/2025.

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